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Per l'agricoltura italiana un'annata nera

01 febbraio 2008    Invia ad un amico

Un’annata ancora con il segno negativo, quella del 2007, per l’agricoltura del nostro Paese, la produzione registra una diminuzione dello 0,5 per cento, il valore aggiunto una flessione dello 0,6 per cento, i redditi degli agricoltori un taglio dello 0,9 per cento, mentre i costi di produzione salgono fino al 6,1 per cento, i prezzi all’origine subiscono, invece, forti e repentine oscillazioni che creano evidenti squilibri, anche se si ha un aumento in media tra il 5 e l’8 per cento che è, comunque, nettamente inferiore al trend al rialzo dei listini al dettaglio dei prodotti alimentari, in particolare quelli di alcuni generi di prima necessità come pane, pasta e latte.

Restano, al contrario, in flessione i consumi agroalimentari (meno 1,9-2 per cento), proprio a causa dei vertiginosi e ingiustificati rincari. In picchiata anche l’occupazione con un meno 4,2 per cento che si contrappone alla crescita del 3,6 per cento del 2006. Questi i dati resi noti dal presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi nel corso della conferenza stampa d’inizio d’anno.

Per l’agricoltura italiana, dunque, non si aprono spiragli di ripresa, ma si confermano tutte le difficoltà. I segni negativi registrati dal settore -afferma la Cia- si sommano a quelli degli anni passati. La ripresa produttiva non c’è e la stagnazione si aggrava dopo il consistente calo (meno 5 per cento) dello scorso anno. Stesso discorso del valore aggiunto che è ancora in discesa e conferma, anche se in misura minore, il crollo del 3,9 per cento del 2006 e del 4,2 per cento del 2005.

Anche sul fronte dei prezzi -avverte la Cia- la situazione non è certo migliore. La crescita di quest’anno, dovuta soprattutto agli aumenti dei listini delle produzioni di cereali (grano in testa), viene dopo un anno, il 2006, in costante diminuzione, con punte negative che hanno superato il 7-8 per cento.
A lievitare, invece, sono stati i costi produttivi. Il «boom» dei prezzi dei mangimi e il «caro-petrolio» hanno pesato in maniera determinante, provocando impennate vertiginose. In aumento anche gli oneri contributivi e quelli causati dagli opprimenti adempimenti burocratici.
Un quadro dalle tante ombre che viene offuscato ancora di più dall’ulteriore calo dei redditi degli agricoltori. Una tendenza che ormai prosegue da due anni, visto che nel 2005 la diminuzione era stata pari al 10,4 per cento e nel 2006 del 3,4 per cento. E ciò non ha permesso una decisa ripresa degli investimenti da parte delle imprese agricole, sempre alle prese con una competitività che non riesce a decollare.
Per quanto concerne l’andamento produttivo, la Cia evidenzia che il settore vegetale registra un vero e proprio crollo (meno 3,4 per cento) e conferma il calo registrato già nel 2006. In particolare, la produzione di soia e di girasole hanno avuto una forte riduzione (rispettivamente meno 20 per cento e meno 16,5 per cento), essenzialmente a causa della contrazione delle superfici; mentre per il tabacco si stima una crescita produttiva circa del 7 per cento. Nel comparto dei cereali invernali, si ha una sostanziale stabilità (più 0,8 per cento rispetto al 2006), dovuta al buon andamento del frumento duro (più 1,7 per cento) e del frumento tenero (più 1,7 per cento), che hanno compensato l’andamento negativo rilevato per l’orzo (meno 4,7 per cento).

Il comparto frutta e agrumi ha subito, dal canto suo, una contrazione causata principalmente dal trend negativo delle più importanti produzioni (melo, pero, agrumi, kiwi). Migliore risulta, invece, l’andamento degli ortaggi e in particolare del pomodoro da industria.
Per quanto riguarda, invece, il comparto vino, la raccolta 2007, al primato delle precocità rispetto ai normali calendari, aggiunge anche quello delle basse rese quantitative praticamente in tutte le regioni; si hanno, quindi, volumi in forte calo rispetto ai livelli del 2006 (meno 12 per cento). Anche la campagna olearia 2007/2008 si preannuncia piuttosto scarsa, in flessione del 17 per cento. L’estate calda e la prolungata mancanza di precipitazioni hanno proiettato il settore oleicolo italiano verso una delle raccolte più scarse degli ultimi 10 anni.

Da parte sua, il settore zootecnico, secondo i dati Cia, registra una ripresa (più 2,9 per cento) rispetto agli scorsi anni in cui la dinamica è stata sostanzialmente negativa. Un’inversione di tendenza determinata dal positivo recupero del comparto avicolo, che sembra aver superato gli effetti della forte crisi causata dalla psicosi dell’aviaria. Il comparto suino registra pesanti difficoltà e gli allevatori vedono diminuire fortemente i prezzi e crescere i costi produttivi. Risultano sostanzialmente stabili, invece, sia le carni bovine e bufaline che la produzione di latte.
Il calo produttivo agricolo dello 0,9 per cento è così determinato da una flessione del 3,4 per cento del settore vegetale e di un aumento del 2,9 per cento di quello zootecnico.

Questi dati riaffermano la necessità di una rinnovata attenzione nei confronti dell’agricoltura italiana. Si impone una politica propulsiva, un cambiamento di rotta, un progetto valido che permetta il rilancio dello sviluppo e della competitività. Insomma, occorrono misure concrete per favorire una reale innovazione ed un’equilibrata crescita, riducendo i costi produttivi e contributivi e gli oneri di una burocrazia che, oggi, è veramente asfissiante e toglie importanti energie imprenditoriali. Servono, insomma, misure per garantire stabilità e certezza per il futuro.

Fonte: Cia-Confederazione italiana agricoltori
www.cia.it


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