Una tesi di laurea sul Falanghina di Corte Normanna
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La Falanghina di Corte Normanna è ancora al centro dell'attenzione, dopo aver conquistato l'Oscar per il rapporto qualità/prezzo dell'Almanacco del Berebene 2008 di Gambero Rosso Editore - Slow Food.
La Falanghina di Corte Normanna, prodotta dall'azienda di Guardia Sanframondi, è stata l'oggetto di una tesi di laurea presentata da Emanuela Falluto all'Università della Tuscia di Velletri dal titolo «La Doppia Maturazione Ragionata sul vitigno Falanghina: considerazioni viticole ed enologiche (il caso Corte Normanna)».
Emanuela Falluto ha motivato così la sua scelta. «Stanca di bere supervini, solitamente internazionali - ha affermato -, con i quali è molto facile fare una qualità scontata, ho deciso di ricercare i vini con un sentore di appartenenza ad un territorio. Il mio obiettivo era individuare un vino che mi desse la sensazione di degustare un prodotto con caratteristiche tali da evocarmi l'emozione di entrare nella sua zona di produzione. Sensazioni queste che ho provato degustando il Falanghina dell'azienda agricola Corte Normanna».
«Alla luce di tali considerazioni - ha aggiunto - ho ritenuto opportuno sviluppare un lavoro orientato a testare le diverse modalità di gestione del vigneto. E, in particolare, ho voluto valutare gli effetti della tecnica della Doppia Maturazione Ragionata, tecnica viticola che consiste nel taglio completo o parziale del capo a frutto durante la fase di maturazione dell'uva permettendo un appassimento dei grappoli, sul vitigno Falanghina e analizzare gli aspetti viticoli ed enologici che essa comporta».
Nella tesi, inoltre, si evidenzia che Corte Normanna ha puntato sul rafforzamento del legame con il territorio, cercando di evitare il confronto basato solo sulle caratteristiche generiche, come la facile adattabilità di alcuni vitigni, che possono essere ben riprodotti in più parti nel mondo, per ottenere vini diversi con qualità specifiche proprie; cui vanno aggiunte le nuove pratiche viticole ed enologiche atte a valorizzare ed esaltare taluni vitigni autoctoni già noti per le spiccate attitudini enologiche e quindi adatti a conquistare nicchie di mercato riservate ai prodotti tipici.
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